da: "DON
MARIANO E I SUOI DISCENDENTI" -
Parte I
Agli inizi degli anni Cinquanta, in un paesino
della provincia di Palermo, viveva un noto personaggio
di nome don Mariano Pavone. Era conosciuto per
le sue grandi tenute di terre, tra cui vigneti,
per la sua bella masseria che aveva realizzato
in parte da sé con azioni illecite ed in
parte con i grossi compensi ricevuti dai suoi
paesani per favori loro resi. ...
... Don Mariano non era un gran malavitoso; in
passato, tra una coltellata e qualche legnata
(era bravo a maneggiare il bastone e il coltello
anche perché discendeva da pastori) aveva,
illecitamente, guadagnato tanto denaro con l’usura
ma non aveva mai ucciso nessuno. Godeva di amicizie
con personaggi illustri, gente di alto ceto sociale
come politici, magistrati etc., i quali spesso
erano tra gli invitati di spicco ai festini organizzati
nella sua tenuta. Tutto ciò impressionava
la gente, anche perché, con qualcuno di
questi illustri personaggi si chiamavano reciprocamente
addirittura “compare”, il che lo faceva
sentire con orgoglio un “personaggio”
in paese; infatti per la strada, o al bar, in
sua presenza non si sentiva dire altro che: “Si
benedica don Mariano!”. ...
* * *
da: "DON MARIANO E I SUOI DISCENDENTI"
- Parte II
... Ma un giorno gli comunicarono una brutta notizia:
era morto di vecchiaia uno dei discepoli, un tale
don Masino. Frank, assieme alla moglie e al figlio,
si recò a casa del defunto, poco prima
del funerale, per porgere le condoglianze ai familiari.
La casa era colma di gente e la strada, davanti
alla villa, era piena d’auto incolonnate
poiché quelle posteggiate sul ciglio della
corsia ne ingombravano lo scorrimento. Queste
auto erano targate in diverso modo: CT, ME, TP,
AG, SR, RC, FG, TA, TO, MI, RM. Egli notò
pure che altre due auto di grossa cilindrata si
stavano soffermando davanti all’abitazione
di don Masino e i passeggeri, seduti sul sedile
posteriore e senza scendere dall’auto, si
tolsero il cappello e facendosi il segno della
croce, in fine, indirizzarono un bacio verso l’abitazione
del defunto. ...
* * *
da: "IL PRIMO AMORE"
Nel 1975 in una scuola di un paesino della Sicilia,
come spesso accade, fra due adolescenti nacque
una piccola storia d’amore, ma di quelle
che continuano negli anni.
I protagonisti di questa storia sono Michele e
Vanessa, ambedue di sedici anni, i quali, sin
dalla scuola elementare, facevano le stesse scelte
riguardo alle materie, la classe.
Sedevano anche allo stesso banco. ...
... Dato che la festa non si era ancora movimentata,
si sedette su un divano, posto proprio di fronte
l’ingresso, in attesa che arrivasse gente
e soprattutto Vanessa.
Suonò il campanello e quando Carla andò
ad aprire la porta, Michele alzò gli occhi
e la visione che ebbe dinanzi fu quella di un’aurora
boreale, con uno sfondo pieno di luce abbagliante:
era Vanessa.
Vestita in lungo con un abito da sera nero, indossava
uno scialle sulle spalle; i capelli erano pettinati
all’indietro e quei boccoli d’oro
le adornavano meravigliosamente il viso fino a
scenderle sulle spalle. Aveva degli orecchini
pendenti che finivano con una pietra luccicante
e un leggero trucco che rendeva i suoi occhi verdi
ancora più luminosi.
Vanessa, dopo aver salutato Carla, si diresse
subito da lui.
“Ciao Michele!” gli disse porgendogli
la mano.
Michele gliela strinse e continuando a fissarla
negli occhi si alzò e disse: “Ciao
Vanessa!”.
Non seppe dire altro. A quel punto Vanessa gli
chiese se le facesse un po’ di spazio così
si sarebbe seduta vicino a lui.
La festa iniziava e i primi brani erano dei balli
lenti, e poi quel famoso brano di Claudio Baglioni
dal titolo “Questo piccolo grande amore”.
Lì Michele si fece coraggio e le chiese:
“Vuoi ballare?!”. ...
* * *
da: "IL FIGLIO UNICO"
A Zafferana Etnea, un paesino in provincia di
Catania, situato ai piedi dell’Etna e a
quota 1800 m. sul livello del mare, viveva una
coppia di giovani sposi di nome Anna e Carmelo.
Essendo sposati ormai da due anni decisero di
avere un figlio e fortunatamente, dopo poco tempo,
lei rimase incinta.
Già a tre mesi di gravidanza le si vedeva
il pancino gonfio e Anna se lo guardava, giorno
dopo giorno, per seguirne la crescita. Altrettanto
faceva Carmelo il quale, la sera prima di addormentarsi,
accarezzava la pancia della moglie e dava anche
la buona notte al piccolo, frutto del loro amore
e motivo della loro felicità. ...
... “Veda, ci sono momenti in cui bisogna
essere forti: la gravidanza di Anna si è
complicata molto e rischiano di morire sia lei
che il bambino. La possibilità che ce la
possano fare tutti e due e minima”.
L’uomo appoggiò il braccio sulla
scrivania e abbassandovi sopra la testa iniziò
a piangere a singhiozzo come un bambino.
Gli cadde il mondo addosso. ...
* * *
da: "L’AMANTE"
Paolo e Vanessa erano una coppia di giovani ragazzi
sposati da cinque anni, ma per loro il tempo era
come se non fosse passato; sempre innamorati come
al tempo in cui erano fidanzati. In cinque anni
di matrimonio non avevano mai avuto un litigio,
insomma, una coppia da fare invidia. ...
... “Se vuoi possiamo darti un passaggio!”
propose Vanessa e la ragazza accettò volentieri.
...
... Paolo guardò Francesca dallo specchietto
retrovisore e lei incrociò il suo sguardo
in quello specchietto, fissandolo per pochi secondi.
...
... Un giorno Francesca fece in modo da provocare
una discussione e colse l’occasione per
dire a Paolo di sentirsi usata, di essere stanca
di fare quella vita, di non poter uscire il sabato
con lui per andare a ballare e aggiunse: “Tu,
invece, vai a divertirti con la tua dolce mogliettina.
Sono stanca di fare l’amante!”. ...
* * *
da: "I DUE COMPARI"
Compare Nardo e compare Turi erano due pecorai
che lavoravano insieme alle dipendenze di don
Saro “uvaccaru”. ...
... Compare Nardo aveva quarantadue anni ma era
un uomo completamente diverso dall’altro
compare, anche fisicamente. Robusto di corporatura,
con un gran pancione, dei baffoni che gli arrivavano
sino al mento, capelli ricci e folti, così
voluminosi che era evidente che non li tagliava
spesso.
Diceva che il suo cervello non doveva sfruttarlo
per cose di poco conto, quindi si metteva a pensare
solo nel caso in cui fosse davvero necessario.
Aveva fatto il pecoraio sin da piccolo e il suo
unico interesse era che si facesse giorno per
andare con le pecore, mangiare e poi aspettare
che si rifacesse sera per andare a dormire, senza
avere altri pensieri in testa.
Così si era sempre svolta la sua vita!
...
... “Tanto per cominciare non mi offendere,
perché io sono
una persona intelligente, quando uso il mio cervello”.
...
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