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LASVOLTA .:. LIBRI
Rubrica di recensioni letterarie
ANTONIO CANNAVO': RACCONTI DI UN DETENUTO




Quando ero piccolo
mia mamma mi mostrò
una lunga via così
dritta e distesa
che non si vedeva
dove avesse fine.
Capii che per appagare
quella mia curiosità
bisogna percorrerla,
tutta quella strada.
Lo feci, ma mi portò in un incrocio
dove mi mise confusione;
non sapevo quale giusta
via prendere
e l'unico indizio che
avevo era il sole,
ma presi quella dove c'era l'ombra,
visto che era d'estate e mi faceva comodo.
Ma quante gallerie aveva questa via,
ne finiva una e subito
un'altra e poi un'altra ancora.
La percorsi tutta quella strada
ma alla fine ci rimasi male
perchè era interrotta e sotto
c'era un abisso.

Antonio Cannavò, autore del libro "Racconti di un detenuto" edito da Massimino, è nato il 4 luglio del 1971 a Zafferana Etnea. Ha trascorso nove anni di detenzione durante i quali è maturata la svolta della sua vita. In carcere riceveva numerose lettere ma solo a pochi rispondeva poiché per scrivere una lettera impiegava due o tre giorni, lavorandoci di continuo. Per lui scrivere era molto noioso, i discorsi da trattare gli sembravano banali e ripetitivi e si limitava a raccontare i fatti della vita quotidiana del carcere.
Poi un compagno di cella, del tutto analfabeta, lo pregò di scrivere alla sua famiglia, così per evitare le banalità ha iniziato ad inventare delle storie, scoprendo l'attitudine di scrivere al posto degli altri, ma in modo da trasmettere e ricevere emozioni. Comincia dunque a fantasticare creando personaggi, ognuno con il proprio ruolo; raccontava le storie anche ai suoi compagni di cella che lo incoraggiavano a proseguire.
Il libro è composto da vari racconti: il primo è "Don Mariano Pavone e i suoi discendenti", che narra le vicende di una famiglia mafiosa, dove sono messe a confronto generazioni diverse con la tipica mentalità siciliana. Il volume prosegue con: "Il primo amore" che parla dell’amore contrastato tra due giovani siciliani. Continua con "Un padre padrone", storia molto forte di un padre che arriva a fare violenza sulla propria figlia marcandola a vita e segnando il suo destino. Ma accanto a storie più elaborate, c’è spazio anche per cose più gustose e divertenti come "I due compari", dove si è divertito a mettere a confronto furbizia, sincerità, stupidità e scaltrezza costruendone quasi una favola, e ancora "La casa sfortunata" che parla di superstizioni e credenze popolari.
Nella vita - dice Cannavò - bisogna credere nel domani, proiettarsi nel futuro, facendo affidamento su se stessi, e non dire mai "domani si vedrà".
Antonio Cannavò ha pronta una nuova storia dal titolo "La moglie dell’avvocato", un giallo, un racconto sentimentale che ha una svolta processuale, dove viene descritta ogni fase della situazione inquisitoria sino all’assoluzione. Ma di questo ne riparleremo al momento giusto.


23 Dicembre 2006

Racconti di un detenuto
di Antonio Cannavò

Editrice Massimino, 2005
pagine 209
Prezzo Euro 12,00
ISBN 88-901922-0-8
Dimensioni (altezza, larghezza, spessore) in cm: 21 x 15 x 1,2
Peso in g: 317
Rilegatura: brossura cucita con alette
Genere: Antologie di Racconti

www.AntonioCannavo.com

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da: "DON MARIANO E I SUOI DISCENDENTI" - Parte I
Agli inizi degli anni Cinquanta, in un paesino della provincia di Palermo, viveva un noto personaggio di nome don Mariano Pavone. Era conosciuto per le sue grandi tenute di terre, tra cui vigneti, per la sua bella masseria che aveva realizzato in parte da sé con azioni illecite ed in parte con i grossi compensi ricevuti dai suoi paesani per favori loro resi. ...
... Don Mariano non era un gran malavitoso; in passato, tra una coltellata e qualche legnata (era bravo a maneggiare il bastone e il coltello anche perché discendeva da pastori) aveva, illecitamente, guadagnato tanto denaro con l’usura ma non aveva mai ucciso nessuno. Godeva di amicizie con personaggi illustri, gente di alto ceto sociale come politici, magistrati etc., i quali spesso erano tra gli invitati di spicco ai festini organizzati nella sua tenuta. Tutto ciò impressionava la gente, anche perché, con qualcuno di questi illustri personaggi si chiamavano reciprocamente addirittura “compare”, il che lo faceva sentire con orgoglio un “personaggio” in paese; infatti per la strada, o al bar, in sua presenza non si sentiva dire altro che: “Si benedica don Mariano!”. ...

* * *

da: "DON MARIANO E I SUOI DISCENDENTI" - Parte II
... Ma un giorno gli comunicarono una brutta notizia: era morto di vecchiaia uno dei discepoli, un tale don Masino. Frank, assieme alla moglie e al figlio, si recò a casa del defunto, poco prima del funerale, per porgere le condoglianze ai familiari. La casa era colma di gente e la strada, davanti alla villa, era piena d’auto incolonnate poiché quelle posteggiate sul ciglio della corsia ne ingombravano lo scorrimento. Queste auto erano targate in diverso modo: CT, ME, TP, AG, SR, RC, FG, TA, TO, MI, RM. Egli notò pure che altre due auto di grossa cilindrata si stavano soffermando davanti all’abitazione di don Masino e i passeggeri, seduti sul sedile posteriore e senza scendere dall’auto, si tolsero il cappello e facendosi il segno della croce, in fine, indirizzarono un bacio verso l’abitazione del defunto. ...

* * *

da: "IL PRIMO AMORE"
Nel 1975 in una scuola di un paesino della Sicilia, come spesso accade, fra due adolescenti nacque una piccola storia d’amore, ma di quelle che continuano negli anni.
I protagonisti di questa storia sono Michele e Vanessa, ambedue di sedici anni, i quali, sin dalla scuola elementare, facevano le stesse scelte riguardo alle materie, la classe.
Sedevano anche allo stesso banco. ...
... Dato che la festa non si era ancora movimentata, si sedette su un divano, posto proprio di fronte l’ingresso, in attesa che arrivasse gente e soprattutto Vanessa.
Suonò il campanello e quando Carla andò ad aprire la porta, Michele alzò gli occhi e la visione che ebbe dinanzi fu quella di un’aurora boreale, con uno sfondo pieno di luce abbagliante: era Vanessa.
Vestita in lungo con un abito da sera nero, indossava uno scialle sulle spalle; i capelli erano pettinati all’indietro e quei boccoli d’oro le adornavano meravigliosamente il viso fino a scenderle sulle spalle. Aveva degli orecchini pendenti che finivano con una pietra luccicante e un leggero trucco che rendeva i suoi occhi verdi ancora più luminosi.
Vanessa, dopo aver salutato Carla, si diresse subito da lui.
“Ciao Michele!” gli disse porgendogli la mano.
Michele gliela strinse e continuando a fissarla negli occhi si alzò e disse: “Ciao Vanessa!”.
Non seppe dire altro. A quel punto Vanessa gli chiese se le facesse un po’ di spazio così si sarebbe seduta vicino a lui.
La festa iniziava e i primi brani erano dei balli lenti, e poi quel famoso brano di Claudio Baglioni dal titolo “Questo piccolo grande amore”. Lì Michele si fece coraggio e le chiese: “Vuoi ballare?!”. ...

* * *

da: "IL FIGLIO UNICO"
A Zafferana Etnea, un paesino in provincia di Catania, situato ai piedi dell’Etna e a quota 1800 m. sul livello del mare, viveva una coppia di giovani sposi di nome Anna e Carmelo.
Essendo sposati ormai da due anni decisero di avere un figlio e fortunatamente, dopo poco tempo, lei rimase incinta.
Già a tre mesi di gravidanza le si vedeva il pancino gonfio e Anna se lo guardava, giorno dopo giorno, per seguirne la crescita. Altrettanto faceva Carmelo il quale, la sera prima di addormentarsi, accarezzava la pancia della moglie e dava anche la buona notte al piccolo, frutto del loro amore e motivo della loro felicità. ...
... “Veda, ci sono momenti in cui bisogna essere forti: la gravidanza di Anna si è complicata molto e rischiano di morire sia lei che il bambino. La possibilità che ce la possano fare tutti e due e minima”.
L’uomo appoggiò il braccio sulla scrivania e abbassandovi sopra la testa iniziò a piangere a singhiozzo come un bambino.
Gli cadde il mondo addosso. ...

* * *

da: "L’AMANTE"
Paolo e Vanessa erano una coppia di giovani ragazzi sposati da cinque anni, ma per loro il tempo era come se non fosse passato; sempre innamorati come al tempo in cui erano fidanzati. In cinque anni di matrimonio non avevano mai avuto un litigio, insomma, una coppia da fare invidia. ...
... “Se vuoi possiamo darti un passaggio!” propose Vanessa e la ragazza accettò volentieri. ...
... Paolo guardò Francesca dallo specchietto retrovisore e lei incrociò il suo sguardo in quello specchietto, fissandolo per pochi secondi. ...
... Un giorno Francesca fece in modo da provocare una discussione e colse l’occasione per dire a Paolo di sentirsi usata, di essere stanca di fare quella vita, di non poter uscire il sabato con lui per andare a ballare e aggiunse: “Tu, invece, vai a divertirti con la tua dolce mogliettina.
Sono stanca di fare l’amante!”. ...

* * *

da: "I DUE COMPARI"
Compare Nardo e compare Turi erano due pecorai che lavoravano insieme alle dipendenze di don Saro “uvaccaru”. ...
... Compare Nardo aveva quarantadue anni ma era un uomo completamente diverso dall’altro compare, anche fisicamente. Robusto di corporatura, con un gran pancione, dei baffoni che gli arrivavano sino al mento, capelli ricci e folti, così voluminosi che era evidente che non li tagliava spesso.
Diceva che il suo cervello non doveva sfruttarlo per cose di poco conto, quindi si metteva a pensare solo nel caso in cui fosse davvero necessario.
Aveva fatto il pecoraio sin da piccolo e il suo unico interesse era che si facesse giorno per andare con le pecore, mangiare e poi aspettare che si rifacesse sera per andare a dormire, senza avere altri pensieri in testa.
Così si era sempre svolta la sua vita! ...
... “Tanto per cominciare non mi offendere, perché io sono
una persona intelligente, quando uso il mio cervello”. ...

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