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Lorenzo Licitra una nuova promessa della musica italiana.
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Musica
Scritto da Sarah La Rocca   
Lunedì 09 Novembre 2009 19:12
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Lorenzo LicitraIl pomeriggio prima di incontrarci per l’intervista ho ascoltato il suo primo cd “Emotions”. Pensai subito che la sua voce fosse perfetta e che lui fosse riuscito a reinterpretare canzoni, considerate da me magiche con lo stesso candore con le quali io le ascoltavo mesi e mesi prima in originale. Il giorno seguente vado a casa sua e mi apre la porta chiedendomi se mi fosse piaciuto il cd. Nei suoi occhi leggevo la contentezza di un ragazzo di 18 anni, che come un bambino piccolo avesse avuto il suo primo giocattolo, ma allo stesso tempo la paura e l’emozione con la quale mi disse “Ho inciso il cd in due giorni”. Lui è Lorenzo Licitra, giovane cantante e studente a Ragusa. La sua formazione è data dalla partecipazione al coro dello Zecchino d’Oro, nell’ormai lontano 2001. Il suo curriculum è zeppo di esibizioni televisive, concerti, partecipazioni ad eventi canori, concorsi. E’ la sua versatilità caratteriale e musicale a colpire fin da subito, tanto che molti si chiederanno sentendo il suo album come già a soli pochi giorni dalla maturità vi sia nascosto un piccolo genio che stia sbocciando, che abbia già le capacità di esporre le proprie idee con decisione, con fermezza e allo stesso tempo di fonderle tramite la sua voce ammaliante. Tutto lo circonda dalla musica, non vi è strumento che lui non abbia che si integri perfettamente alla musica. Eppure ha soltanto 18 anni, ma il giovane Lorenzo continua ancora adesso a studiare per la sua passione più grande: il canto, e  si racconta a tu per tu, tramite questa intervista sulla sua personalità, sul suo primo disco “Emotions”, sulla sua famiglia,  fino ai suoi progetti e alle sue speranze per il futuro. 


Parlaci di te, quali esperienze hai fatto?

Mi chiamo Lorenzo Licitra e sono nato 18 anni fa a Ragusa, frequento il 5° anno del liceo linguistico di Ragusa. La mia passione più grande è il canto per il quale studio e mi diletto fin dall’età di 4 anni, nel 2001 quando ho fatto il provino per entrare al coro Mariale Ventre per lo Zecchino d’Oro e da lì cominciò tutto: gli eventi, i concerti, lo spettacolo vero e proprio. Adesso studio da due anni al Masd di Ragusa, con la mia insegnante Margaret Carsana e lì mi sono già esibito in due saggi canori: il primo in versione più pop con canzoni anche di Madonna, mentre nel secondo mi sono concesso l’opportunità di cantare un pezzo di lirica. Adesso spero nel futuro,  nella concretezza del reale e di continuare comunque a realizzare il mio sogno: la musica.

 

Il tuo curriculum vanta esibizioni televisive, quali sono per te le più significative? 

Ho avuto la possibilità e la fortuna di esibirmi molte volte in televisione insieme al coro dello Zecchino d’Oro, sia a livello locale, regionale che nazionale. Cantai anche in occasione di un programma di Rete 4 con Mengacci ed il nuovo ministro delle pari opportunità Mara Carfagna e altre occasioni come la festa della Mamma con Milly Carlucci, per un progetto per la Melevisione, un’ esibizione davanti a Papa Giovanni Paolo II e via discorrendo.

 

Dopo tutte queste apparizioni televisive come ti senti ad aver pubblicato il tuo primo cd? E’ la conquista di qualcosa di importante per te?

Fondamentalmente non la vedo come una conquista, perché il cd non era nelle mie idee, ma solo il primo approccio al mondo della musica: ho capito come funziona questo  tramite la realizzazione di questo cd. Sono molto contento, ma ho ancora da lavorare, da imparare in questo mestiere. Non posso di certo paragonarlo all’esperienza del coro perché fu un’esperienza di quando ero ancora un bambino.

Il cd è dedicato ai tuoi genitori. Perché?

L’idea del cd è nata a loro e visto che ho fatto da poco 18 anni mi hanno regalato quest’opportunità di farmi realizzare il cd. Come figlio, mi sembra doveroso dedicarlo a loro. Ed è altrettanto importante sottolineare che è stato inciso in due giorni.

Il disco è composto soltanto da cover, ma che sono molto importanti e popolari come “Home” di Michael Bublé e “My way” di Frank Sinatra: tra le tante vi è una canzone molto meno usuale: è un pezzo lirico che si intitola “Parlami di Firenze” tratto dal musical “Gobbo di Notre Dame de Paris”. Da quando hai incominciato a studiare lirica? Come mai questa scelta?

La sfida è stata difficile perché ho incominciato a studiare lirica solo a marzo, quando il saggio era per giugno. Tutto partì quando con la mia insegnante ci stavamo esercitando con delle scale musicali: lei vide che riuscivo ad arrivare anche a note molte alte e così mi propose di studiare lirica. All’inizio ero un po’ impaurito perché non trovavo quali fossero le canzoni più adatte alla mia voce, poi riscoprii un pezzo tratto dal musical del Gobbo di Notre Dame e me ne innamorai subito, la proposi a Margaret, la ridimensionammo alla mia voce, la studiai, la provai per diversi mesi non solo per il concerto, ma fu  così che  nacque la scelta non solo di esibirmi al saggio, ma di cantarlo anche per il cd.

Perché la scelta della lirica? Non trovi difficile emergere?

E’ difficile, hai ragione, ma è anche interessante. Non bisogna dimenticare che le basi di musica pop vengono comunque attinte dalla musica lirica. Visto che ho l’opportunità di poter studiare canto lirico non voglio lasciarla scappare.

Nel cd hai inciso un duetto con la tua insegnante di canto Margaret Carsana: com’è nata l’idea di duettare insieme?

Margaret aveva già duettato con altri suoi alunni per far stemperare l’aria di tensione durante i concerti e così in un giorno d’ottobre abbiamo deciso di cimentarci insieme nella canzone “His eye is on the sparrow”, tratta da Sister Act 2. Abbiamo proprio studiato insieme ed in seguito è nata l’idea di cantare insieme per il mio cd.

Quali degli artisti, di cui canti le cover delle loro canzoni più importanti hanno influenzato sulla tua vita artistica e personale?

Sicuramente una tra le  cover  a cui mi sento più legato è “You must love me” perché è cantata da Madonna, un’artista che influenza moltissimo la mia vita artistica. Trovo  che Madonna sia un’artista strabiliante, è colei che mi fa capire moltissime cose a livello musicale, soprattutto per lo stile, per le organizzazioni del tour, per la sua musica che stupisce. Lei sa cosa fare per il suo pubblico ed io amo questo di lei.

E’ il tuo idolo?

Idolo non credo: icona è la parola più adatta. Mi piacerebbe, un  giorno, fondere le mie idee con le sue e vedere cosa ne possa nascere. Non vorrei mai limitarmi a copiare le sue idee come molti artisti fanno, ma vorrei che fosse un’imitazione più personale. Se riuscirò ad avere una carriera artistica importante, vorrei condividere alcune sue scelte. Spero nel futuro.

A quale delle canzoni del cd ti senti più legato?

Fondamentale non mi sento legato ad una canzone in particolare, ma preferisco badare all’opinione del pubblico, che si diversifica moltissimo. C’è una parte di pubblico che si rivolge ad un certo tipo di canzoni come “My way”, “Parlami di Firenze” ed altri che ne preferiscono altre, ma sicuramente i pezzi più riusciti secondo alle critiche sono “His eye is on the sparrow”, “Home” e “Parlami di Firenze”.  La canzone che amo in particolare di più è  “His eye is on the sparrow”

Mi dicesti che una canzone che ami molto è “Man in the mirror” di Michael Jackson, amico di Madonna e cantante da poco scomparso. Senti anche tu quella voglia di cambiamento espressa dall’autore di questa canzone?

Ho scoperto da poco questa canzone: è bellissima sia come testo che come melodia. Condivido le idee di Michael, ma credo che ci sia bisogno di un cambiamento, quanto meno necessario, almeno nella musica. Non mi piace vedere dei cantanti estremamente appariscenti, che hanno solamente una grande estensione vocale e non una vera base musicale, a livello di studio.

Michael Jackson è l’autore anche di canzoni che hanno segnato la storia mondiale e la musica americana come “Heal the world” e “We are the world”,  credi che la musica possa guarire il mondo?

Certo, la musica può cambiare il mondo perché ne ha le potenzialità e soprattutto può alleviare gli animi della gente e portarli ad una coscienza più realistica, ma viene sottovalutata e quindi l’idea sembra essere irreale, fantasiosa.

Passiamo al panorama della musica italiana: vi è poca sperimentazione e molti artisti preferiscono puntare al pop, piuttosto che al rock e a molti altri generi che sono rimasti desueti adesso, che rimangono nell’underground. Pensi che ciò sia controproducente all’innovazione?

Il pop è una consuetudine di molti artisti, è diventato ormai uno stile di costume per emergere e ciò ha sia un carattere positivo perché permette di aprire nuovi fronti sempre sullo stesso stile che negativo perché non valorizza abbastanza i cantanti, non facendogli definire un vero e proprio stile, che è insito in noi e che magari non prendono coscienza che il vero pop, nel senso di popolare, nasce da vecchi cantanti. Bisognerebbe fare un misto tra il vecchio e il nuovo, tra il pop e il rock. Mi riferisco a nuovi geni della musica che possano portare questo genere di musica, che investano su questo nuovo genere, destinato comunque ad evolversi se lo si vuole e che possa essere anche una linea guida per gli altri musicisti. Io auspico che Mina e Battisti e molti altri artisti che hanno segnato la musica italiana possano essere scoperti anche dalle nuove generazioni e che non restino solo dei ricordi.

Secondo te cosa ne pensano di questo le case discografiche?

 Le case discografiche tendono ad avere un nuovo impatto: l’originalità e non le canzoni degli anni ’40, che poi si trasformano in gradevolezza per il pubblico e soldi per loro, fondamentalmente.

Sono in crisi le case discografiche?

Sono sempre in crisi, perché la vendita dei cd è il problema principale: proporre artisti “standard” è fondamentale per come risolvere i problemi economici.

La qualità o la quantità ti si addice?

Puntualizzo che per me è importante la qualità perché il cd è un’esperienza mia, di studio, di passioni, ma credo che la qualità e la quantità siano direttamente proporzionali. Se un cd è cantato bene, fatto con il cuore ed è vicino alla gente, di conseguenza aumenta la quantità e così anche quindi il guadagno. Tutto dipende dalla qualità.

 Cosa vorresti che ti donasse il tuo pubblico?

Vorrei che, se dovessi continuare su questa strada, giudicassero la mia personalità attraverso dei testi nuovi e che mi amassero e che fossero loro a portarmi al successo.

Come dovrebbe essere il tuo secondo disco?

Punterei sulla mia personalità, appunto. Lo riempirei di inediti e far conoscere la mia musica e me. Dovrà essere una vera sorpresa e farmi togliere la maschera di un cantante di cover.

Hai qualche progetto per il futuro?

Gli eventi ci sono, ma ad alcune proposte ho già dovuto dire di no. Vorrei pubblicare sicuramente un secondo disco, ma per adesso mi sto preparando per un concorso molto particolare. Vi dirò in seguito e come sempre spero nel futuro.   

 

Alla fine di questa intervista mi permetto di scrivere che non avrei mai potuto trovare un così giovane ragazzo che si interessi alla musica, in maniera sincera e diretta, spontanea e anticonvenzionale come lui crede, come sono le sue idee e il suo modo affascinante di vedere la musica, la vita, il cambiamento: tutte parole alle quali molti ragazzi della sua età mettono da parte, sconoscendone il significato. Non resta che tornare a casa lasciandomi travolgere dall’intensa voce di Lorenzo, essendo ben consapevole che questa sia la sua strada.

 

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