A PROPOSITO DI LISISTRATA…
Lascia perplessi la rappresentazione
della “Lisistrata” di Aristofane
andata in scena il 7 agosto 2005 nell’anfiteatro
zafferanese. E non per la recitazione,
a tratti davvero encomiabile, degli attori
tutti bravissimi che hanno ben interpretato
i loro ruoli; né per i costumi
o la scenografia che, se pur spoglia,
tuttavia ha dato adito a qualche originale
trovata scenica.
Ciò che non convince del tutto
è proprio la rivisitazione testuale
della commedia aristofanesca.
Il commediografo ateniese, ritenuto da
qualcuno femminista ante litteram, aveva
realizzato un’opera teatrale in
cui, esorcizzando la legge della violenza,
della sopraffazione, dello sfruttamento
dei più deboli che vedeva operante
nel sistema politico-sociale della sua
polis, presentava una vera e propria rivolta
delle donne: come anche in altre commedie
(cfr. Tesmoforiazuse, Ecclesiazuse) le
donne, vittime di oppressioni di varia
natura da parte degli uomini, intraprendono
iniziative ribelli. La più sagace
di esse, Lisistrata, le riunisce e suggerisce
loro un’idea geniale e infallibile
per porre fine a tutte le guerre: rifiutarsi
ai mariti finché non si giunga
alla pace. Il sesso negato dalle donne
è reso ancor più desiderabile
ed in un certo senso sublimato nella prospettiva
della pace, in cui si sarebbe potuto svolgere
con serenità. Aristofane, in modo
e linguaggio originale, chiede a suo modo
ed auspica un rinnovamento profondo in
senso politico, religioso, morale. Ciò
si evince dal bellissimo discorso finale
di Lisistrata, la quale afferma energicamente
che la pace è condizione irrinunciabile
per l’espressione piena e compiuta
dell’eros. La straordinaria Pamela
Villoresi, nel ruolo appunto della protagonista,
pur con la sua elegante bravura non è
riuscita a compensare la banalità,
a tratti ridotta a pure espressioni boccaccesche,
del testo italianizzato, laddove in quello
aristofanesco sembrava che tutto, anche
la volgarità, avesse un senso preciso
ed una giusta collocazione. La traduzione
del testo, nelle sue parti dialettali,
non ha offuscato le espressioni eccessive
inutili; fa comunque sorridere il fatto
che Lisistrata, come risulta dalla parlata,
sia settentrionale… ma c’era
da aspettarselo, ai nostri tempi.
La rappresentazione di un “mondo
alla rovescia”, arguta trovata comica
di Aristofane, qui sembra esser diventata
una farsa popolaresca.
Un’ultimo appunto, ahimè,
per i canti: la presenza “assente”
della brava Luciana Turina, chissà
perché relegata come un clown fuori
posto a lato della scena, avrebbe potuto
invece conferire, se inserita pienamente,
nulla togliendo a tutto il resto, più
spessore alla commedia.
AMELIE