
Le
Coefore di Eschilo, con la regia di Beppe
Arena, hanno aperto la sezione teatrale
della rassegna Etna in scena. L’anfiteatro
zafferanese ben si e' prestato ad accogliere
la rappresentazione classica che si e' pregiata
dell’incantevole interpretazione di
Laura Lattuada nel ruolo di Elettra, giovane
figlia del re Agamennone, morto per mano
della moglie Clitemnestra e dell’amante
Egisto.
La morte di Agamennone rappresenta, secondo
la filosofia eschilea, la giusta punizione
alla sua tracotanza, che sopraggiunge per
il volere divino di Διχη (Diche), attraverso
l’azione di Clitemnestra; nelle Coefore,
e' Clitemnestra, macchiatasi di superbia,
a ricevere a sua volta la medesima punizione
del marito, stavolta per mano del figlio
Oreste. Anche in questa rappresentazione,
emerge chiaramente la concezione eschilea
di un mondo umano governato e inscindibilmente
legato a quello divino, secondo cui ogni
uomo e' libero di scegliere tra il bene
e il male, ma mai potra' sfuggire alla punizione
degli dei laddove scegliesse il male.
La scenografia semplice ma significativa
ed i costumi raffinati hanno contribuito
a rendere ancora più solenne e energica
la recitazione degli attori. Il coro, composto
da quattro donne e vero protagonista di
quest’opera, ha immediatamente condotto
il pubblico etneo nel cuore del racconto
e nell’angoscia di Elettra, desiderosa
di rivedere il fratello e di vendicarsi
della madre. Dinanzi alla tomba di Agamennone
le Coefore portano libagioni in dono, sfogano
il loro dolore, ed il loro lamento diventa
preannuncio prima, ed esortazione dopo,
al compimento del matricidio. Seppur presente
solo nella prima parte del dramma, Laura
Lattuada è stata coinvolgente conferendo
tono e vigore all’arte teatrale classica.
Rachele Viggiano e Milo Vallone hanno ben
reso la determinazione di Clitemnestra e
lo sconcerto di Oreste.
Il pubblico ha seguito con attenzione e
piacere lo spettacolo in attesa della prossima
occasione di poter rivivere, tra le mura
di questo anfiteatro, un’altra “emozione
tragica”.
Daria Rasa'