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INCONTRO ISTITUZIONALE
CON LE AUTORITA' ED I SINDACI DELLA PROVINCIA
Signor Presidente della Regione Sicilia,
Signor Presidente della Provincia Regionale
di Siracusa,
Signor Sindaco di Siracusa,
Signori Parlamentari,
Autorità civili, religiose, militari,
Cari Sindaci della Provincia di Siracusa,
Signore e Signori,
grazie anzitutto a voi per l'accoglienza,
e per le cortesi parole che mi avete rivolto.
E grazie ai cittadini, ai Siracusani e alle
Siracusane, per il loro caldo benvenuto.
Siracusa mi è cara, anzitutto per
il vivido ricordo dell'amicizia che mi legò
a Giusto Monaco, che tanto ha fatto per
la rinascita del Teatro Classico. Mi è
cara per la straordinaria bellezza e suggestione
dei suoi monumenti, testimonianza insigne
di una delle culture fondanti della nostra
civiltà. In questi luoghi, mi ritornano
a mente gli anni dei miei studi universitari.
Non ho dimenticato gli Idilli di Teocrito;
e ho riletto, prima di questa visita, quello
dedicato a "Le Siracusane", ammirando
ancora l'arguzia che immagino le siracusane
d'oggi abbiano ereditato dalle loro antenate
di due millenni fa.
Quando si è eredi di tanta storia,
il confronto col passato fa sì che
si tenda a giudicare il presente e l'avvenire
con occhio critico. Siracusa ha dato i natali
a poeti, filosofi, scienziati, e architetti
le cui opere - tutto attorno a noi - sono
ancora meta di visitatori da ogni parte
del mondo. Come non sentirsi sovrastati
dal peso di tanta grandezza? Siete custodi
delle memorie di una città mitica,
che fu cuore della civiltà del Mediterraneo.
Ortigia, il Teatro Greco, il Castello di
Eurialo, siano per voi siracusani non solo
le splendide vestigia di un glorioso passato,
ma anche una testimonianza dell'ardimento
operoso - oggi diremmo imprenditoriale -
dei vostri antenati. Un esempio da rinnovare.
Siano queste memorie stimolo al fare. E
questo vale per tutta l'Italia.
Il mondo non è poi tanto cambiato.
Il mare di cui siete al centro è
ancora e più che mai punto d'incrocio
di rotte solcate ogni giorno da un intenso
traffico di navi, che congiungono tra loro
i continenti.
Nel guardare al futuro di Siracusa, e di
tutto questo triangolo sudorientale di Sicilia,
che ha forse la più alta concentrazione
al mondo di città e monumenti dichiarati
patrimonio dell'umanità, è
da queste realtà che bisogna prendere
l'avvio. La storia, e la geografia, siano
la necessaria ispirazione di tutti i vostri
progetti per l'avvenire.
* * *
Di questi progetti voi mi avete parlato.
Vi ho ascoltato con molta attenzione, apprezzando
la concretezza delle vostre analisi. Una
prima riflessione si affaccia alla mia mente.
E' indispensabile che, guardando al futuro,
il vostro orizzonte si allarghi, al di là
della città e della provincia, a
tutto l'arco della Sicilia Orientale. Ed
è necessario che la definizione e
la realizzazione dei progetti di sviluppo
per questi territori siano il frutto di
una fattiva collaborazione fra tutte le
istituzioni di governo, locale, regionale
e nazionale, insieme con le organizzazioni
che rappresentano le forze produttive e
sindacali.
Sui problemi dello sviluppo della Sicilia
sono ritornato ad ogni nuova visita nell'isola,
avendo come punto di riferimento ancora
valido un incontro che organizzai, come
Ministro del Tesoro, nel dicembre del 1998
a Catania: un seminario che intitolammo
"Cento idee per lo sviluppo".
Stimolai allora tutti i partecipanti a "promuovere
una cultura del fare" , osservando
che si avvertiva "nelle città
del Sud il bisogno, il desiderio di fare".
Avverto ancora, anche più forti,
questo bisogno e questo desiderio; e penso,
come dissi allora, che sia "possibile
raggiungere obiettivi difficili se li si
persegue con determinazione"; e che,
così operando, le amministrazioni
interessate "diffonderanno un clima
di fiducia attorno al proprio operato; avranno
il consenso civile".
Rinnovo a tutti voi quelle esortazioni;
ben sapendo che la concertazione fra tutte
le istituzioni e tutte le forze sociali
ed economiche impegnate in progetti di sviluppo
non è cosa semplice. Occorre fare
scelte difficili, e avere il coraggio di
farle, soppesandone i costi e i benefici.
Ma soprattutto occorre essere convinti della
utilità, della necessità del
"dialogo", ed avere la forza,
l'umiltà, la pazienza di praticarlo.
Bisogna conciliare, nel rispetto delle vocazioni
naturali del territorio, opinioni, progetti,
esigenze tra loro talvolta contrastanti:
come quelle fra lo sviluppo industriale
e la protezione, anch'essa necessaria ed
anzi prioritaria, dell'ambiente e della
salute dei cittadini. A riparare i danni
e il degrado derivanti da incurie del passato
bisogna provvedere con alto senso di responsabilità.
Ma nessuna provincia o regione, e certo
non la provincia di Siracusa, con il suo
ancor valido polo petrolchimico, può
ignorare l'importanza dell'industria, e
le ricadute positive che le grandi imprese
hanno avuto ed hanno su tutto il tessuto
produttivo ed economico del territorio.
E non hanno certo importanza secondaria
agricoltura e turismo. E' giusto indirizzare
sempre più l'agricoltura verso produzioni
di alta qualità: è quello
che, del resto, già si sta facendo,
come ho potuto constatare in tutte le mie
visite alle province siciliane.
Quanto al turismo, esso ha, particolarmente
in questo territorio, con la grande ricchezza
del suo patrimonio culturale - da oggi riconosciuto
come "patrimonio dell'umanità"
- un potenziale immenso, del cui sfruttamento
si stanno creando i primi presupposti. Ma
rimane molto da fare. Occorre favorire la
crescita, anche in questo settore, dell'imprenditorialità,
e delle capacità ricettive. E poi
bisogna operare concretamente per facilitare
l'accesso, via terra, via mare, o per via
aerea, a territori come il vostro, che soffrono
per la carenza delle infrastrutture, più
ancora che per la lontananza geografica.
Anche qui bisogna fare delle scelte, come
emerge dai vostri stessi discorsi e progetti.
Si può discutere, ad esempio, se
convenga di più investire risorse
per la costruzione di un nuovo aeroporto,
o investirle per potenziare quelli già
esistenti e per portare avanti, in tempi
rapidi, l'ammodernamento della rete delle
vie di comunicazione, stradali o ferroviarie,
in tutto il territorio circostante. Soltanto
un confronto diretto ed aperto fra tutti
gli interessati può condurre, dati
alla mano, alle scelte giuste.
E una volta che si sono fatte, bisogna procedere
ad attuarle, e controllare costantemente
se i tempi previsti per la loro realizzazione
vengono rispettati.
* * *
La logistica appare sicuramente come un
problema centrale da affrontare per il futuro
della provincia di Siracusa, e di tutto
il distretto della Sicilia del Sud Est:
che include Ragusa, che ho trovato ieri
fortemente impegnata in progetti di sviluppo,
e Catania, che fu, nel gennaio del 2000,
una tra le prime soste del mio lungo viaggio
in Italia quale Presidente della Repubblica.
Forse non è un caso se proprio da
questi territori il mio viaggio ha avuto
inizio, e se qui sta per concludersi. Essi
debbono esserci particolarmente cari, esser
sempre presenti alla nostra attenzione.
La loro lontananza dal centro della nostra
Italia rischia di farci apparire lontani
anche i loro problemi; di farci ignorare
il loro potenziale di crescita; di farci
dimenticare che rappresentano la nostra
frontiera avanzata verso il Sud del mondo.
Se si guarda ai problemi dello sviluppo
della nostra economia, molti compiti e molte
responsabilità ricadono sul governo
centrale: ma anche sulle amministrazioni
locali, a cominciare da quelle regionali.
Ciò è vero ovunque, dall'estremo
Nord all'estremo Sud del nostro Paese. E'
ancora più vero quando si ha a che
fare con una fra le più grandi e
popolose regioni d'Italia, qual'è
la Sicilia, con il suo statuto speciale
e le sue autonomie.
Noi vogliamo che la nostra democrazia divenga,
oltre che più trasparente, più
efficiente, liberando le iniziative produttive
sia dai lacci di vecchie procedure burocratiche,
sia da nuovi intralci che possono derivare
dalla stessa moltiplicazione dei centri
decisionali. A tal fine, è indispensabile
l'adozione degli strumenti operativi più
efficaci che la tecnologia contemporanea
ci offre.
Se vogliamo evitare di creare un ingiustificato
clima di sfiducia in Italia, e di sfiducia
nel mondo nei confronti dell'Italia, occorre
altresì evitare che il confronto
delle opinioni politiche, un confronto che
è il nutrimento stesso della democrazia,
si trasformi, anche in epoca elettorale,
in uno scontro frontale, impedendo di vedere
la capacità e la volontà di
modernizzazione che pure esiste in molti
settori della nostra economia, e che sta
dando i suoi frutti, in tutte le regioni
d'Italia.
* * *
Vi sono infine particolari priorità
in territori che vedono frenato il proprio
sviluppo dal pesante carico della criminalità
organizzata: che soffoca o impedisce le
iniziative produttive, e che tiene lontani
potenziali investitori. Il danno che la
criminalità arreca alle società
dove ha messo radici è incalcolabile.
Non è sufficiente combattere la
mafia. E' necessario sconfiggerla. E a tal
fine i cittadini debbono assumersi anch'essi
le loro responsabilità, dando fiducia
e garantendo appoggio, ovunque e in ogni
momento, alle forze dell'ordine e alla magistratura.
Non occorre che io indirizzi, a tal fine,
un appello particolare ai giovani, di cui
saluto qui con calore la nutrita presenza.
Perché i giovani, grazie a Dio, sono
pronti a impegnare nella lotta alla criminalità
tutte le loro energie, ed affidano a una
società libera dalla mafia tutte
le loro speranze per il futuro. Lo sono
qui, lo sono in ogni parte d'Italia.
Non deludiamoli. Andiamo loro incontro con
realizzazioni concrete: anche combattendo
la dispersione scolastica, un male che una
società che vuole crescere non può
tollerare. Soprattutto, creando per loro
occasioni di lavoro non "in nero",
non precarie e casuali.
La crescita dell'economia non è solo
un obiettivo che risponde a motivazioni
e giustificazioni materiali: è la
conseguenza e la premessa della crescita
di una società moralmente sana, dove
i giovani sentano di poter liberamente affermare
la loro personalità, di poter formare
con fiducia le loro nuove famiglie.
Concludo augurando a tutti voi buon lavoro.
Domani, a Palermo, parteciperò, sentendolo
come un dovere per il Presidente della Repubblica,
a una cerimonia di solenne omaggio ai magistrati
caduti vittime della lotta alla mafia. Qui,
oggi, mi attendono ancora momenti gioiosi,
celebrando con voi il felice riconoscimento
alla città di Siracusa quale Patrimonio
dell'Umanità. E' un riconoscimento
che mi auguro interpretiate anche come un
invito, una sollecitazione a fare, a operare.
Vi ringrazio ancora per la vostra calorosa
accoglienza. Viva la Sicilia. Viva l'Italia.
VEDI
LA VISITA DI CIAMPI A RAGUSA
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