CINEMA



LASVOLTA AL CINEMA
Rubrica di recensioni cinematografiche
IL VENTO CHE ACCAREZZA L'ERBA
di Ken Loach
con Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney


di Cristina Battigambe


L’ultimo film di Ken Loach, vincitore del Festival di Cannes di quest’anno, ci riporta indietro nel tempo ai primi decenni del ‘900, durante la guerra d’indipendenza dell’Irlanda del Nord.
Damien, il protagonista, interpretato da un intenso Cillian Murphy, dagli occhi penetranti e profondi, sta per partire per Londra, dove lo attende una folgorante carriera come medico; ma, proprio mentre sta per montare sul treno, assiste il macchinista ed il capotreno che vengono pestati a sangue da dei soldati inglesi per non aver obbedito ad un loro ordine.
Damien cambierà quindi idea, decidendo di restare a difendere i diritti del popolo irlandese, insieme al suo gruppo di amici indipendentisti fra cui Dan e Teddy, il fratello, coraggioso e determinato leader, interpretato da Padraic Delaney.

Fin dalla prima scena lo schermo viene attraversato da immagini di guerra spietate, dure e crudeli, a cominciare dall’efferato omicidio compiuto dagli inglesi su un anziano uomo di nome Michol, che ha avuto come unica colpa quella di insistere nel pronunciare davanti a loro il proprio nome in gaelico.
Dopo questo terribile crimine, gli inglesi arriveranno a bruciargli la casa, e la giovane nipote Sheddy, inerme testimone del massacro, deciderà di attuare la sua vendetta personale entrando a far parte del gruppo di amici ribelli, procurando loro le armi e carpendo importanti informazioni sul nemico, grazie al suo lavoro di segretaria per il Tribunale.
Su tutto domina il coraggio ed i forti ideali di questi giovani repubblicani, pronti a tutto pur di liberare il proprio paese dal giogo degli inglesi; primo fra tutti l’impavido Teddy, deciso a mantenere fede ai propri ideali fino in fondo; non rivelando loro alcunchè, persino sottoponendosi alle peggiori torture, come quella di lasciarsi strappare le unghie con delle pinze arrugginite.
Restare fedeli ai propri principi, talvolta, può anche significare uccidere un proprio compagno, come succede a Damien, che diventerà l’involontario assassino del giovane Chris, colpevole di aver fatto la spia ai nemici.
Damien dovrà pagare lo scotto di questo triste episodio convivendo con un pesantissimo senso di colpa.

L’autore ci mostra il dramma umano di quel determinato periodo storico, avvalendosi, come sempre, del suo realismo di fondo; restituendoci perfettamente il quadro di un’epoca e dando voce ai sentimenti di questi giovani così motivati, così coinvolti nella loro “missione” di indipendenza e libertà del proprio paese.
Il regista ci racconta, inoltre, come anche i rapporti più solidi ed indissolubili, come quelli fraterni, possono rompersi inevitabilmente a causa delle divergenze di opinioni che insorgono sulle inevitabili ed irrevocabili decisioni da prendere durante un conflitto.
Questo è quello che succederà fra Teddy e Damien, quando il governo inglese li costringerà ad un aut-aut: o ratificare un trattato con loro, giurando fedeltà alla corona inglese ed interrompendo, quindi, le ostilità, oppure continuare una guerra per affermare la propria indipendenza dal regno, difendendo la memoria di coloro che sono stati barbaramente uccisi.
Questa è senz’altro la scena clou di tutta la pellicola, caratterizzata da una sceneggiatura perfettamente adeguata al clima di tensione che si viene a creare, che rende il fervore di quel periodo così contrastato, ed è talmente attualizzata, così calata nel reale, che lo spettatore ha come l’impressione di partecipare alla discussione, di essere chiamato in causa ad esprimere il proprio parere.
Da quella scena in poi, il film viene connotato da un’atmosfera di allarmismo pressante, in cui faranno da protagonisti i dissidi interiori dei due fratelli, che si troveranno a combattere su due fronti diversi, nonostante condividano gli stessi ideali.
Il regista ci svela tutta la contraddittorietà, l’insensatezza e la brutale paradossalità di una guerra che provoca la divisione all’interno una stessa nazione e persino di una stessa famiglia.
Ken Loach non indulge mai a falsi pietismi, né tantomeno ha bisogno di utilizzare dei mezzi tecnici avanzati per esagerare qualcosa che è già di per sé esagerato; egli mostra semplicemente l’inutilità e l’inevitabilità dei molteplici massacri ed assassini, ma soprattutto, mette in risalto la grande fede in valori morali che sembrano così lontani ed irrealizzabili, ma per i quali è doveroso sacrificare la vita.
Su tutto emerge il sogno, il desiderio di un riscatto totale in cui credere con tutto l’animo, che rappresenti l’eredità di un futuro migliore per la prossima generazione.
E’ difficile vedere dietro tutte le efferatezze che si susseguono crudamente, scena per scena, uno spiraglio di umanità, ma un esempio palese è dato dal forte sentimento che lega Sheddy a Damien, il cui legame risulta ancora più rafforzato dopo le numerose avversità che i due sono costretti ad affrontare, e che nemmeno la morte potrà spezzare.
Fa da sfondo alla cruenta guerra che domina l’opera, l’incantevole paesaggio irlandese, caratterizzato da interminabili distese di verde e scorci mozzafiato di montagne che rendono più lievi le sofferenze ed il dolore provocati dall’atrocità delle immagini.

Cristina Battigambe
14 Dicembre 2006

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LA SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: The wind that shakes the barley
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2006
Genere: Drammatico
Durata: 124'
Regia: Ken Loach
Sito ufficiale:
Sito italiano: www.bimfilm.com/ilvento...

Cast: Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney, William Ruane, Fergus Burke
Produzione: Pathé
Distribuzione: BIM
Data di uscita: Cannes 2006 (cinema) 10 Novembre 2006